Silvana Castellucchio

Cosa si intende per sostenibilità nelle attività dell’uomo? 

La mia lettura della sostenibilità si rivolge primariamente alla coerenza verso se stessi.

Alla ricerca di un’onestà verso il proprio sentire ed, in ultimo, verso il proprio essere.

Da questa, a cascata, si dipana la sostenibilità rivolta a progetti che riguardano l’altro da sé: il lavoro, la relazione con l’ambiente, la spiritualità propria ed altrui.

E’ un richiamo primariamente etico, formativo e portatore di coerenza.

Educare è un’azione sostenibile in quanto ciò che si apprende, specialmente da giovani, dura nel tempo: cosa ne pensa? 

Educare alla domanda, alla ricerca della domanda prima che della risposta, alla possibilità che non vi sia risposta certa.

Questo tipo di educazione, che considera chi apprende competente nel proprio ruolo, è una strada educativa in salita, complessa. Richiede formatori disposti a mettersi in gioco e ad apprendere dal proprio uditorio.

Forma però coscienze e non contenitori di nozioni.

Questa educazione permane, pone semi.

Ci dice Voltaire “il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. Solo gli sciocchi sono sicuri di ciò che dicono”.

Cosa può fare un moderno ufficio di Human Resources in termini di sostenibilità? 

Un moderno ufficio HR può considerarsi e porsi fattivamente come elemento trasversale alle varie funzioni aziendali. Impersonare realmente il ruolo di “business partner”, agendo le proprie proposte ed azioni. Può crearsi un ruolo di co-attore del business, coerentemente al suo ‘core’. La sostenibilità che può perseguire è una crescita formativa del management, basata sui principi di responsabilità individuale oltre che professionale.

Esiste e si può parlare di sostenibilità nell’arte in quanto attività dell’uomo? E in che modo? 

Considerando l’arte in termini di creatività e di fare creativo, si può affermare che anch’essa presenti una sua sostenibilità.

La sostenibilità primaria risiede nella coerenza dell’artista verso se stesso; nel suo non poter non fare, così come nel suo non poter non porsi la domanda sul cosa/come creare.

Questa onestà verso se stessi, non sempre limpida e non sempre ha coscienza, porta alla sperimentazione e alla realizzazione dell’opera autentica.

In quanto ‘oggetto’ che è-nel-mondo, l’opera si trova a parlare con altri oltre all’autore.

La dimensione interpersonale dell’arte consente così di parlare di un ulteriore aspetto della sostenibilità dell’arte.

In una modalità educativa non cattedratica e istituzionale, essa semina saperi, fa germinare domande, contamina saperi, apre al bello.

Diventa reale e visibile, accessibile a chiunque guardi, si integra nel tessuto urbano oltre che ai contesti museali in cui spesso è confinata. Li sostiene.