Walter Ginevri

Walter Ginevri è stato Presidente del Project Management Institute – Northern Italian Chapter ed è attualmente membro del board della PMI Educational Foundation (PMIEF). Insieme a Carlo Notari, altro ex Presidente del PMI-NIC, ha ideato, creato e messo a disposizione, tramite il sito PMIEF, un kit per la diffusione del linguaggio progettuale nella scuola primaria. A riprova del successo globale, oggi, questo kit è disponibile in ben 15 lingue, incluso il cinese, l’arabo e lo swahili. Walter Ginevri dice di sé stesso: “La base della mia esperienza è la consulenza, la formazione e il coaching. Ciò che mi appassiona è aiutare le aziende a diventare più efficienti in virtù di un approccio al project management di tipo multidisciplinare, multiculturale e multimediale. Mi appassiona anche aiutare i project Manager, soprattutto i più giovani, ad essere davvero fieri della loro professione grazie alla capacità di imparare, disimparare, imparare di nuovo. Dopo quattordici anni di volontariato per il PMI e la sua Fondazione, essi rappresentano la mia seconda famiglia, sia perché hanno cambiato la mia vita pubblica e privata, sia perché hanno voluto gratificarmi al di là dei meriti conferendomi il titolo di PMI Fellow nel 2016.”


In occasione del PM Forum 2019 di ottobre a Milano rivolgiamo a Walter qualche domanda.

Quali sono le opportunità da cogliere partecipando al Forum 2019 di ottobre e cosa rappresenta nella nostra società un evento del genere?

A fronte di una vastissima offerta di eventi, seminari e workshop tematici, credo che la scelta debba essere ispirata più dal bisogno di farsi domande, che da quello di trovare risposte. Dico questo, in quanto ritengo che ciò che serve di più ad un project manager non sia tanto la conoscenza dell’ennesimo approccio/strumento con cui fare le cose, quanto la consapevolezza di ricoprire un ruolo cui viene chiesta sempre più la capacità di affrontare situazioni complesse e saper guardare oltre i vincoli tipici associati ad un qualunque progetto. A mio avviso, quello della “sostenibilità” non è un tema di moda, bensì uno dei vincoli con cui le aziende dovranno sempre più saper fare i conti se vorranno restare competitive. In tale contesto evolutivo, visto che i progetti sono il principale mezzo per mettere in atto una qualunque strategia, i project manager devono iniziare a domandarsi in che modo gli obiettivi di sostenibilità possano essere dichiarati in un project charter, incorporati nella soluzione da realizzare e verificati in termini di benefici generati. Pertanto, chi volesse cominciare a porsi tali domande e confrontarsi con coloro che da tempo stanno affrontando questo tema chiave per le aziende e per la società, farebbe bene ad iscriversi al PM Forum 2019. Io, di sicuro, ci sarò.


L’agenda 2030 dell’ONU stabilisce 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e di miglioramento da ottenere entro il 2030. Quali sono i punti di contatto col PM Forum 2019?

In occasione del 50° anniversario dalla sua fondazione, il PMI ha invitato i propri soci, e i PM più in generale, a spendersi in iniziative di volontariato legate ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) stabiliti dalle Nazioni Unite. La risposta è stata più che entusiastica, visto che il target iniziale di 50.000 ore è stato raggiunto in pochi mesi e siamo ormai molto vicini al superamento della soglia delle 100.000 ore. Personalmente sono convinto che non si tratti di una coincidenza, bensì della precisa volontà del PMI di porre al centro della propria attenzione il tema della sostenibilità dei progetti. Tutto ciò, offrendo approcci innovativi capaci di assicurare il giusto bilanciamento fra le tre principali direttrici ovvero: persone, profitto, pianeta (3P Sustainability). Tornando al tema scelto per il PM Forum 2019, ritengo anche in questo caso non si tratti di una coincidenza, quanto della volontà dei tre Chapter Italiani di essere fra i più autorevoli testimoni di uno dei fattori distintivi del PMI che è quello di pensare globalmente e agire localmente (thinking globally, acting locally).


Educare la gioventù è un’azione sostenibile in quanto ciò che si apprende da giovani dura nel tempo. Cosa ne pensa e cosa può fare la comunità dei project manager per l’educazione?

Avendo collaborato con centinaia di docenti e studenti di ogni ordine e grado nel corso di più un decennio, ho maturato la convinzione che la scuola rappresenti la “palestra ideale” per un project manager interessato a crescere come persona e come servant leader. Potrei portare diversi argomenti e testimonianze a sostegno di questa mia affermazione ma, vista la brevità imposta dall’intervista, preferisco rivolgermi agli interessati suggerendo loro il libro che ho avuto il piacere di scrivere assieme a Bernie Trilling, un altro appassionato “costruttore di ponti” fra education e project management. Preciso che il libro è pubblicato dalla PMIEF alla quale vanno tutti i proventi generati dalle copie vendute.


Nel PM Forum 2019 sono coinvolti tanti project manager che forniscono il loro contributo all’organizzazione dell’evento come volontari. Cosa rappresenta il volontariato nella comunità del PMI?

La prima risposta che mi viene in mente è quella di uno degli slogan del PMI che ho apprezzato di più e che dice: “What is PMI? I am”. Quello che mi sento di aggiungere nei confronti di coloro che stanno svolgendo o contano di svolgere attività di volontariato per il PMI e i suoi Chapter, è che si riceve più di ciò che si dà, sia dal punto di vista umano, sia da quello professionale. Anche in questo caso, devo scegliere la brevità della risposta e mi limito quindi a testimoniare che, dopo aver lasciato l’azienda multinazionale presso cui lavoravo nel 2004, ho avuto la possibilità di avviarmi alla libera professione grazie al networking del PMI e ai tanti contatti che hanno generato più del 70% di nuove opportunità professionali.


In Italia il PMI è organizzato in tre Chapter:  Northern Italy Chapter, Central Italy Chapter e Southern Italy Chapter. Qual è il valore della collaborazione dei tre Chapter all’organizzazione del PM Forum 2019?

L’Italia, assieme a Germania e Spagna, è tra i pochi paesi in Europa ad avere più di un Chapter. Se per alcuni ciò rappresenta un elemento di debolezza, l’esperienza italiana è ormai ampiamente riconosciuta come un “benchmark” a cui ispirarsi, visto che l’inizio di tale collaborazione alcuni anni fa ha portato ad una crescita costante dei soci per tutti i tre chapter, oltre al più alto tasso di retention detenuto dal NIC negli ultimi tre anni.